venerdì 20 marzo 2009

Torta di riso? Finita. Almeno, momentaneamente. (x Enzo)

Non ho mai capito perchè esistono vocaboli ai quali si dà più importanza che ad altri. Eppure le parole sono neutre, è il loro contesto che le plasma, o meglio, è il significato che gli si vuole dare.
A Genova la rivalità fra Genoa e Sampdoria dura da una vita. Quando una delle due squadre è sopra il tifoso avverso se la passa male. Quest'anno pare passarsela male il sampdoriano. Sampdoriano che non si arrende, rinfacciando al "cugino di esser sempre stato sotto". E' vero?
Dipende da quale punto di vista si guarda la cosa.
I doriani ricordano molto quei due attacca brighe che ciascuno di noi ha avuto come compagni di classe. Quando rompevano le balle a qualcuno più grosso di loro prendevano degli schiaffoni. Quindi si sono messi in due contro uno per riuscire a spuntarla. Come dire, dei vigliacchi. Ciononostante, invece di vergognarsi di tale infamata, se ne vanno in giro a vantarsela.
Quest'anno, dopo tanta palestra e vita grama passata nei bassifondi del porto, quello più grosso si è rinvigorito, quindi ha acchiappato i due vigliacchi e gliele ha suonate di santa ragione. Ma i due vigliacchi non ci stanno, e vanno in giro ripetendo che fino a qualche tempo fa, sempre in due, riuscivano a picchiarlo, dimenticando che ad uno per volta le hanno sempre prese.
"Ma questo succedeva molto tempo fa", ripetono i vigliacchi.
Evidentemente c'è un "passato" più "passato" di un altro. I doriani dimenticano che il loro unico misero scudetto lo hanno vinto la bellezza di 18 anni fa. Non si rendono conto che anche loro stanno vivendo di ricordi. La differenza è che non hanno molto da ricordare. Sono convinto che se il Genoa, detentore di 9 scudetti, dovesse mai vincere il decimo appuntandosi la stella nel petto, il giorno dopo la dirigenza blucerchiata porterebbe i libri in Tribunale, dichiarando fallimento. La Sampdoria è nata perchè c'era il Genoa. Se il Genoa dovesse affermarsi ai vertici del Calcio italiano, la Sampdoria ( il cui novanta per cento dei tifosi è composto da ex juventini, ex interisti, ex milanisti) fallirebbe immediatamente.
Quest'anno mi fanno venire in mente i due albergatori genovesi che, elencando i servizi offerti al turista tedesco di turno, dicono:
"Le nostre specialità sono torta di riso e prenderselo nel c......Torta di riso finita!"
Almeno, momentaneamente.

venerdì 27 febbraio 2009

L'ingenuo (dedicato a Walter Veltroni)


Tu sei un ingenuo, tu credi a tutto e ti butti con troppa facilità perché sei un ingenuo.
Tu sei avido e vorace di conoscenza e abbocchi a tutti i mangimi, ma stai attento, non c’è niente che sia meno nutriente
dei m
angimi.
Tu sei troppo suggestionabile, il tuo cervello aderisce subito, come trovi una bella idea ti ci butti come su un osso, ma attenzione, non c’è niente che sia meno nutriente delle idee.
Le idee sono come quei legnetti bucati che nelle spiagge si tirano ai cagnolini per farseli riportare, e tutti ci corrono dietro, le mordono, le "sciupacchiano", le portano in giro scodinzolando
e te le rimettono davanti tutte biascicate.
Tu viaggi troppo, ma attenzione, non c’è niente che sia meno nutriente dei viaggi, ti basta un paese nuovo e il cuore ti si emoziona, la testa ti gira, un infinito si apre nuovo per te,
un ridicolo piccolo infini
to, e tu ci caschi dentro.
Il viaggio è la ricerca di questo nulla, di questa
piccola vertigine per ingenui!

venerdì 20 febbraio 2009

Lo sconfitto (finalmente) se ne va

E' capita. Ormai è cosa capita. E allora sapete cosa vi dico? Che in fatto di amicizie apprezzo molto ciò che si perde e poco ciò che si trova. Putroppo con questa politica non si trova lo stratagemma per rompere con tutti, tutti! E allora questi arrivano, fanno danni incalcolabili, e poi se ne vanno dalla stalla. Preceduti dai buoi.
Veltroni ha dato le dimissioni dal Pd. E chi e ne frega! dirà qualcuno di voi. E invece è un avvenimento importantissimo, sopratutto per chi, come me, aveva previsto nella sua azione politica la sconfitta totale (che durerà per molto tempo ancora) della sinistra.
Questo personaggio di calviniana memoria (ricorda Marcovaldo) ha scorrazzato in lungo e in largo nell'ala sinistra della nostra politica lasciando dietro di sè cumuli di macerie. Ha fatto di tutto per isolare l'estrema sinistra (e con l'aiuto di Berlusconi ci è riuscito) senza capire che senza Bertinotti non si vincono l'elezioni. Caro Walter (o come direbbe il Funari di Corrado Guzzanti "L'Onorevole Water") non basta abolire chi rappresenta i comunisti in Parlamento per far trasformare quegli stessi comunisti in socialdemocratici. Questo l'aveva già capito Romano Prodi, al quale non hai voluto dare ascolto. In più; hai portato nel paese un rischio serio che potrebbe esere anche imminente. Una certa politica giovanile di sinistra che con Bertinotti trovava sfogo in Parlamento tu l'hai soffocata, tenendola al di fuori dal centralismo politico, con il serio rischio di far esplodere quello sfogo in altre strade extraparlamentari, strade che hanno ricordi e radici nei tempi oscuri degli anni di piombo.
Questo Partito Democratico voleva trasformare la politica italiana (quantomeno la politica di sinistra) in uno scimmiottamento di quella americana, dove alla fine delle convention si organizzano cene a pagamento per alimentare economicamente le campagne elettorali. E' proprio vero, le cose buone non fanno epidemia. Come dire, l'intelligenza non si attacca, la scarlattina sì!
Dagli americani prendiamo solo le stronzate, mai le cose intelligenti.
La sinistra in Italia ha cominciato a perdere con Occhetto (finito nel Partito Radicale! Inimmaginabile! Io, a distanza di tempo, sono rimasto politicamente quello che ero, com'è giusto per un figlio d'uomo. Solo i figli di cane hanno la forza di violentare la propria natura), che sfasciò il vecchio Pci per inventarsi un Pds abulico, progressista ma liberale, garantista e giustizialista, cattolico ma laico, solidale, interventista, isolazionista ma bilateralista, culturale, scolastico, appiattito sulle altrui posizioni, e anche un po' contraddittorio. Complimenti. Da lì in poi la sinistra non si è più ripresa. Ha vinto le elezioni due volte, è vero, ma con l'aiuto del vecchio Pci.

Forse qualcuno ha dimenticato che il "Water Nazionale" l'elezioni le aveva già perse, quando fungeva da ventrilocuo e Rutelli era il suo pupazzo. Quando ha cominciato a frequentare i salotti romani trascinandosi dietro La Barbara Palombelli e Signora (Francesco Rutelli), e sancendo, con questo, il definitivo allontanamento dall'elettorato di sinistra. "Questi" hanno creduto che i voti ricevuti nell'elezioni precedenti fossero una dote, e che potevano tranquillamente allontanarsi dall'ideologia per cui li avevano ottenuti senza, tuttavia, perderli. Così si sono lanciati alla conquista dell'elettorato di centro facendo politiche centriste, convinti di avere in tasca quello di sinistra. Che errore! O stai con me o stai con le banche! Non puoi stare con tutti e due!
Veltroni ricorda "Il Cavaliere dimezzato" di Italo Calvino, che si lancia spada in pugno contro il nemico senza rendersi conto di essere solo, come gli italiani di Nikolajevska che brandivano sciabolate contro i carrarmati russi, e che il Generale von Ribbendropp apostrofò così:"Gli italiani fanno benissimo le cose inutili".
Di una cosa sono certo; Walter Veltroni è una brava persona. Quindi assolutamente inadatta a combattere contro Silvio Berlusconi.

venerdì 6 febbraio 2009

E' morto John Updike, aveva 76 anni



È morto uno dei miei scrittori preferiti, John Updike. Lo ha annunciato il suo agente letterario. Aveva 76 anni ed era malato da tempo. I suoi romanzi hanno venduto milioni di copie in tutto il mondo. Nato nel 1932, Updike aveva conquistato il successo con la sua popolare serie del 'Coniglio', inaugurata all'inizio degli anni '60 col romanzo 'Rabbit Run' ('Coniglio Corri') .
Nel 1968 aveva analizzato con 'Couples' (Coppie) il tema della vita sessuale tra le coppie americane benestanti dei suburbi. I soggetti preferiti del prolifico scrittore erano la classe media inserita nell'ambiente delle piccole città della provincia americana. Updike, nato il 18 marzo 1932 a Reading (Pennsylvania), aveva pubblicato oltre 50 libri tra novelle, saggi, poesie e raccolte di brevi racconti. Lo scrittore, da tempo malato di cancro, abitava a Beverly Farm (nel Massachusetts). Aveva fra l'altro vinto due premi Pulitzer per la narrativa.





Palestina: il massacro di palestinesi continua


Voi che vivete sicuri
nelle vostre tiepide case,
voi che trovate tornando a sera
il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
che lavora nel fango
che non conosce pace
che lotta per mezzo pane
che muore per un si o per un no.
Considerate se questa è una donna,
senza capelli e senza nome
senza più forza di ricordare
vuoti gli occhi e freddo il grembo
come una rana d'inverno.
Meditate che questo è stato:
vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
stando in casa andando per via,
coricandovi, alzandovi.
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
la malattia vi impedisca,
i vostri nati torcano il viso da voi.


("Se questo è un uomo", Primo Levi)

venerdì 23 gennaio 2009

Cristianità; apologia di un compromesso

Oggi, fra gli studiosi, esegeti e teologi, si dibatte sul vero motivo che portò Gesù alla morte. Il risultato che tale diatriba ha prodotto può essere considerato da alcuni sorprendente; Cristo fu ucciso non per questioni religiose, ma per faccende politiche.
Quando Pilato chiese agli ebrei radunati al processo pubblico di Cristo se doveva Egli mettere a morte Gesù, il "Loro Re", gli ebrei risposero; "Non abbiamo altro Re all'infuori di Cesare".
Gesù stesso, durante il suo ministero, predicò che la politica non doveva riguardare i veri cristiani; "Date a Cesare quel che è di Cesare", andava molto al di là del semplice esempio dell'effige della moneta. "Io non faccio parte di questo mondo come voi non fate parte di questo mondo. Se facessimo parte di questo mondo il mondo avrebbe affetto per ciò che è suo. Ma ora il mondo vi odia". Naturalmente Gesù non intendeva dire che lui e i discepoli erano fuori dal mondo in senso fisico, ma lo erano per quanto riguardava le questioni del mondo; guerre, affari, politica...
Gesù fu spesso "tirato per la giacca" dai capi religiosi del suo tempo con l'intenzione di farlo compromettere politicamente. Ma lui non ci cascò. "Date a Cesare quel che è di Cesare" pare voler dire "comportatevi bene, pagate tutte le tasse e rispettate i vostri governanti, ma non prendete parte alle loro azioni, perchè voi, i cristiani, siete qui per proclamare un altro governo". Per così dire, avete già votato, per Dio, e non potete votare due volte.
"Io prego per loro; non prego per il mondo, ma riguardo a quelli che mi hai dato". Queste parole, Giovanni capitolo 17 versetto 9, dimostrano che Gesù non si curava di "questo sistema di cose", anzi, predicava che la sua fine è imminente, e che i veri cristiani la devono accogliere come una liberazione dalla schiavitù.
Un altro esempio fu l'episodio del suo arresto. L'apostolo Giovanni, vedendo che il suo Rabbi veniva portato via, reagì colpendo una guardia, tale Malco, staccandogli un orecchio. Gesù disse:
"Riponi la tua spada al suo posto, perchè tutti quelli che prendono la spada periranno di spada. O credi che non mi possa appellare al Padre mio perchè mi provveda in questo momento più di dodici legioni di angeli?"
Anche quando si trattò della sua propria vita, Gesù non cadde nella tentazione di risolvere le questioni con i modi bellicosi del mondo. Questo insegnamento è determinante per capire ciò che deve essere il cristiano; rispettoso dell'autorità e delle Leggi, ma solo fino a quando queste non entrano in conflitto con i principi cristiani.
Nel 236 d.C. (ben lontano dalle leggi papali e cattoliche) un centurione romano si recò a casa di Massimiliano di Tebessa per notificargli la proscrizione al servizio militare. Questi si rifiutò di ritirare l'atto. Alle minacce del centurione, Massimiliano di Tebessa rispose:"Io obietto in piena coscienza al servizio militare, poichè sono cristiano...Tu puoi farmi tagliare la testa", disse rivolto al centurione romano", ma io non servirò il potere in questo mondo. Dopo, servirò il mio Dio".
Da buon cristiano ubbidì ai comandamenti di Cristo, tenendo fede al principio che un cristiano non deve uccidere, neanche per difendersi. Tale episodio, in seguito fatto passare dalla chiesa cattolica come un atto marginale e soggettivo, era in realtà la regola per i primi cristiani; ubbidendo a Cristo, Massimiliano di Tebessa fece prevalere il principio cristiano davanti all'arroganza del governo romano. Anche a scapito della propria vita. Ad imitazione di Cristo. Una bella differenza con la chiesa di oggi.
Meno di 150 anni dopo tutto cambiò. L'Imperatore romano Costantino, adoratore del Dio Mithra, battezzatosi solo sul letto di morte, adottò il cristianesimo come religione di Stato. Ma, attenzione, non adottò il cristianesimo di Cristo. Nella primordiale dottrina cristiana inserì uno svariato numero di dottrine pagane estranee al cristianesimo primitivo; la trinità, l'immortalità dell'anima, l'inferno di fuoco, il battesimo dei bambini, il culto della dèa madre (devozione mariana), il sacerdozio salariato e molti altri, svuotando il vero cristianesimo di principi e fedeltà alla religione da cui derivava, l'ebraismo. Ogni cosa fu fatta per politica ecclesiatica. L'esempio più palese è l'inserimento della dottrina pagana della trinità. La trinità era venerata in tutto l'impero romano con nomi diversi e diverse caratteristiche degli dèi che la componevano. La religione era molto spesso causa di conflitti (come oggi), che portavano l'Impero a estenuanti guerre di riconquista delle regioni ribelli. Ecco l'idea. Costantino unificò tutte queste trinità in una sola; sfruttando una frase del Vangelo, quella della formula del battesimo, battezzò la nuova trinità in Padre, Figlio e Spirito Santo, gli affiancò un'intercettrice come Maria e così tutti i popoli furono condotti ad un unico credo, quello cattolico (che significa appunto universale). Il più grande compromesso della storia, perchè compiuto su scala mondiale. Da allora ogni decisione doveva necessariamente passare attraverso Sinodi e giudizi papali. Ma non era più cristianesimo, era politica.
Durante il dopoguerra, quando i blocchi contrapposti, est e ovest, si osteggiavano soprattutto in campagna elettorale, i preti e le suore, con velate minacce di tormenti all'inferno, "suggerivano" ai parrocchiani chi dovevano votare;"Nel segreto della cabina elettorale Dio ti vede, Stalin no". E, in effetti, in Italia ha governato per 50 anni la Democrazia Cristiana. La Chiesa Cattolica, sbugiardando Gesù, dimostrò di essere politicamente attiva, senza praticare quella neutralità proclamata dal Vangelo, perchè l'uomo va salvato, a prescindere dalle sue idee politiche.
Perchè stare separati dal mondo? La Bibbia risponde:"Tutto il mondo giace nel potere del Malvagio". Quando Satana nel deserto tentò Cristo lo fece toccando tre punti che potevano essere valide contropartite: lo spinse a mettere alla prova Dio ("Gettati dal parapetto e Lui manderà due angeli a salvarti"), con i bisogni quotidiani ("se sei il Cristo dì a queste pietre di divenire pane") e, guarda caso, col potere politico ("Ti darò in mano tutto il mondo se solo ti prostri e mi fai un atto di adorazione"). Ma cosa si legge fra le righe di quest'ultima proposta? Satana non poteva offrire a Gesù qualcosa che non era suo. Il potere politico è fatto di doppiogiochismi, tradimenti e compromessi; l'esatto contrario dei principi cristiani, il vero motivo per cui Cristo fu ucciso.
Rispondendo a Pilato che gli chiedeva se fosse un Re, Cristo disse:
"Il mio Regno non fa parte di questo mondo. Se il mio Regno facesse parte di questo mondo i miei servitori avrebbero combattuto perchè non ti fossi consegnato. Ma ora il mio Regno non è di qua".
Fate un'analisi di questa frase. Gesù stava forse dicendo che il suo Regno era in un altro posto? forse nei cieli? No. Il suo Regno non era parte di questo sistema di cose, nel quale un Re che vuole essere ucciso viene difeso con la spada dai suoi soldati, proprio ciò che Gesù ha vietato di fare perchè andava, e va, contro i principi cristiani.
"Io sono puro. Del sangue di quest'uomo ve la dovete vedere voi", disse Pilato. "Che il suo sangue ricada su di noi e sulla testa dei nostri figli", risposero gli ebrei di quel tempo. Siamo tutti figli di quegli ebrei, alla ricerca confusa di un salvatore che non abbiamo saputo riconoscere, perchè nessuno di noi mette Dio al primo posto. Prima dei propri interessi economici, prima della politica, prima degli agi e di un benessere costruito violando proprio quei principi per cuiCristo, del quale ipocritamente ci facciamo seguaci, si è fatto ammazzare.

venerdì 16 gennaio 2009

Mio fratello è figlio unico (dedicato)

Siamo sempre stati in due. Per noi era due volte Natale, due compleanni, due volte Pasqua e due Ferragosto. Forse abbiamo avuto perfino due famiglie, una a testa. Anche se, lo sappiamo benissimo entrambi, era la stessa. Abbiamo avuto la stessa vita. Diversa. Per tutti e due, diversa. GiustificaSiamo sempre stati tutti e due comunisti, perché eravamo “contro”, e chi era “contro” era comunista. Speravamo entrambi in una libertà diversa da quella americana. Credevamo che si potesse vivere liberi e felici solo se lo erano anche gli altri. Sentivamo la necessità di una morale diversa. Era la nostra forza, il nostro volo, il nostro sogno. Uno slancio, il desiderio di cambiare le cose, di cambiare la vita. Eravamo comunisti proprio perché con accanto questo slancio ciascuno di noi era come se fosse più di sé steso. Eravamo come due persone in una; da una parte la nostra personale fatica quotidiana, e dall’altra la consapevolezza di appartenere ad una razza diversa che voleva spiccare il volo per cambiare davvero la vita. No. Fino a poco tempo fa non avevo rimpianti. Forse già allora molti di noi avevano aperto le ali senza avere la capacità di volare, come dei gabbiani ipotetici.
Ma oggi?
Anche oggi ci si sente come in due. Da una parte io, l’uomo inserito che attraversa ossequiosamente quello che tu definisci “lo squallore della propria esistenza quotidiana”, e dall’altra tu, il gabbiano, senza neanche più l’intenzione del volo, perché ormai il sogno si è rattrappito.
Sei malato. Malato di quel male ingiustificabile, e per questo quasi incurabile. Perchè quello che ti porti dentro è un assassino, ed è difficile vivere con gli assassini dentro. Probabilmente è più facile vivere con gli assassini fuori, visibili, riconoscibili, che ti sparano addosso dalle strade, dalle cattedrali, dalle finestre delle caserme, dai palazzi reali, dai balconi col tricolore. Assassini che in qualche modo puoi combattere; li vedi, sai cosa fanno, e qualche volta si possono anche ammazzare. Assassini vecchi, superati, cialtroni. Che non hanno mai cambiato nessuno. Cambiato, intendo, dal di dentro. Prevedibili e schematici anche nella cattiveria, che al massimo possono toglierti la libertà, mai le tue idee.
Chissà che non sia questo il tuo problema. Le idee.
Ogni epoca ha le sue malattie. Ricordi nonna Usai? Ci parlava sempre della “spagnola”. Drammatica, violenta, ma adattissima agli umori umani del suo tempo. Abbiamo sempre detto che si poteva studiare la storia dal linguaggio delle malattie. E poi la “tisi”, “il mal sottile”, che attaccava deliziosamente un’umanità stanca, illanguidita, attaccata alle tende.
Si muore come si deve, l’epoca lo esige.
L’importante è non arrendersi alle malattie. L’importante è non invecchiare. Essere vecchi significa non trovare più quella parte eccitante fisica da interpretare, e cadere in quello stupido riposo dentro il quale si attende solo la morte. Mica l’abbiamo rubato il gusto di vivere, ci spetta di diritto.
Però oggi, forse, non basta più difenderlo come una volta, con l’urgenza degli eventi, con le lotte comuni, col “mal comune mezzo gaudio”. E’ come se sentissimo il bisogno di un “rigore”. A scanso di equivoci da reinventare ogni giorno. No, non sto parlando di un simil-poliziotto, ma piuttosto di un “guardiano di noi stessi”; la libertà di non essere liberi.
"Il mio caro Angelo" , Mariapia Volpini